DELIELLA
Nero d’Avola
"Il Nero d'Avola lo considero a tutti gli effetti il vitigno simbolo della rinascita dell'enologia siciliana: pieno, peculiare, testimone autentico di una terra ideale per produrre i grandi vini del futuro. Questo Deliella, che esprime tutta l'anima e la forza della Sicilia, è la mia scommessa vinta tra cuore e ragione in nome dell'alta qualità".
Gianni Zonin
Un intreccio di onori, di famiglie e di rinascite.
La storia del Feudo Principi di Butera è profondamente legata alla nobiltà della storia millenaria della Sicilia, l’antica Trinacria, che per la sua posizione geografica è stata crocevia di tutte le civiltà del Mediterraneo.
Il nome Butera pare derivare dal Re Bute, il primo re dei Siculi, che con i Sicani e i coloni greci abitavano anticamente questo eccezionale territorio strategico della Sicilia centro-meridionale, al confine di tre civiltà.
Ma la storia ufficiale inizia con l’arrivo dei Saraceni (854 d.C.), cacciati solo nel 1089 dal normanno Ruggero d’Altavilla. Il definitivo privilegio di Butera arrivò quattro secoli dopo, quando fu creato il primo principato di Sicilia, concesso ai Branciforte, famiglia originaria di Piacenza. Fu proprio nel 1543 che il re di Spagna Filippo II nominò Ambrogio Branciforte Principe di Butera, titolo che rimase fino al 1800 il riconoscimento più importante di tutta la Sicilia feudale. Inoltre, nel secolo scorso, i Savoia costituirono il Principato di Deliella, proprio sulle stesse terre che oggi rappresentano i confini del Feudo.
La Famiglia Zonin, proprietaria del Feudo Principi di Butera dal 1997, è oggi impegnata a esaltare questa terra unica, ricca di sole e di profumi producendo vini di classe mondiale che esprimano tutta l’anima e la forza della Sicilia.
Dopo la cacciata dei Saraceni, furono tanti i signori che si alternarono al comando del Castello di Butera. Iniziarono i Santapau, che dopo due secoli per questioni di dote cedettero la proprietà ai Branciforte. Questa famiglia arrivò in Sicilia seguendo Federico II di Svevia - l’affascinante e colto imperatore che seppe dare vigore e orgoglio alle genti del Meridione - e a metà del ‘500 era già una delle famiglie siciliane più potenti.
La dinastia discendeva da Obizzo, semimartire che in battaglia, dopo aver perso le mani mozzate con un colpo di scimitarra, riuscì con le sole braccia a portare in salvo la santa bandiera imperiale, da qui il nome di Branciforte e lo stemma che raffigura un leone con bandiera e zampe mozzate. Così nel 1565, Butera passa nelle loro mani in seguito all’unione tra Ambrogio Branciforte e la primogenita di Girolamo Santapau. Di lì a poco, Filippo II concederà ad Ambrogio Branciforte il titolo di Principe di Butera e sarà il primo nella storia della Sicilia.
I Branciforte lo terranno ininterrottamente per quasi tre secoli e il Principe di Butera comanderà anche uno dei rami del Parlamento del Regno di Sicilia. La loro ascesa politica comincia però nel 1671 quando Giuseppe viene nominato vicario generale del Regno di Sicilia. Avevano relazioni pubbliche con tutta Europa ed erano imparentati con le famiglie più potenti della Sicilia. Visitando il fastoso Palazzo Butera a Palermo e la ricca carrozza d’oro dei Principi di Butera a palazzo dei Normanni, sede della Regione, ci si rende conto di quanto vasti furono anche i possedimenti di famiglia, la cui ricchezza sembrava senza limiti e stimata a cavallo del ‘700 circa il 10 per cento del reddito dell’isola.
È con il matrimonio tra Stefania Branciforte e Giuseppe Lanza, che questa famiglia tornò in possesso della proprietà di Butera (dopo averlo tenuto una prima volta con Galvano Lanza, feudatario di diritto svevo, essendo la famiglia dei Lanza una delle più radicate in questo territorio). Con questa unione si riunivano in una sola casata decine di titoli nobiliari, centinaia di feudi, migliaia di ettari e una ricchezza sconfinata. Il casato Branciforte muore così come linea diretta di sangue, ma si perpetua nel nuovo ramo dei Lanza - Branciforte che si fregia anche del titolo Principe di Scordìa portato ai Lanza sempre da Stefania Banciforte. E nel 1895 a Nicolò, di Francesco, di Girolamo Lanza toccò anche il titolo di Principe di Deliella.